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martedì 21 novembre 2017

Cronaca sabato 26 agosto 2017 ore 21:37

"Una nuova tragedia figlia dell'illegalità"

Queste le parole del procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi per descrivere la tragedia nella casa-laboratorio a Vaiano dove sono morte due persone

VAIANO — Nella casa-laboratorio a Vaiano c'erano diverse postazioni di lavoro, macchine da cucire per le confezioni di abiti. Qui sono morte due persone, due cinesi un uomo e una donna di 35 anni, bruciate nell'incendio scaturito molto probabilmente da un corto circuito.

Ed il caso ha subito richiamato alla memoria quello ben più grave avvenuto nel dicembre 2013, quando sette operai cinesi morirono nel rogo di una fabbrica a Prato, dove lavoravano ma anche vivevano.

"La situazione nella quale questa notte sono morte due persone è ancor più grave del rogo della Teresa Moda: impiantare un'azienda in una civile abitazione rende più difficili i controlli. Serve più collaborazione da parte di tutti, non solo dei proprietari italiani, altrimenti si continuerà a morire sul posto di lavoro", ha scandito il procuratore che sul caso ha aperto un fascicolo. 

L'intervento dei pompieri è stato richiesto alle prime luci dell'alba e a dare allarme è stato dato da un vicino di casa. 

Al piano inferiore dell'abitazione c'erano anche altri due connazionali, una donna di 46 anni, che è stata portata in ospedale per accertamenti ma le cui condizioni non sono gravi, ed il figlio adolescente.

Invoca una mobilitazione da parte di tutti con più verifiche e denunce, compreso di quello che accade nelle case private, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che si è subito recato sul posto.

"L'auspicio - ha affermato Rossi - è che le forze dell'ordine da una parte, la magistratura dall'altra, accertino tutte le responsabilità in questa e in altre situazioni, tanto più che temo che proprio il rigore e l'efficacia dei nostri controlli abbiano spinto alcuni a spostare all'interno delle proprie abitazioni private, dove è più difficile accedere per i controlli, attività illegali e grave sfruttamento".

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