Mezzo milione di introiti sfruttando gli operai per lo più stranieri, impiegati in nero fra vessazioni e offese, orari interminabili e compensi inadeguati, alloggiati in condizioni degradanti: è quanto hanno scoperto le squadre del gruppo antisfruttamento della Asl Toscana Centro e il nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza in un'indagine che ha portato la procura di Prato a sottoporre ad amministrazione giudiziaria due aziende del settore moda operanti nella Piana fiorentina.
Due imprenditori di nazionalità albanese sono indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Le indagini hanno potuto contare sulla collaborazione di 18 lavoratori vittime di sfruttamento, per i quali adesso è stato richiesto il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di giustizia.
A dare notizia dell'inchiesta e dei suoi esiti è la procura di Prato in una nota siglata dal procuratore Luca Tescaroli. Le imprese destinatarie della misura avrebbero "colposamente agevolato l'attività di sfruttamento lavorativo" con "colpevole inerzia e mancata vigilanza".
Era infatti presso i contoterzisti che si concretizzavano le condotte di sfruttamento del lavoro ai danni di maestranze in maggior parte albanesi e bengalesi, così da comprimere i costi del lavoro e massimizzare i profitti.
L'attività investigativa ha fatto emergere "opacità nella gestione delle imprese" con "presenza di società schermo" e per gli operai "retribuzioni inadeguate, ritmi di lavoro estenuanti, ferie e riposi negati, applicazione di contratti collettivi inadeguati e buste paga artefatte". Il tutto esacerbato "da un clima di continue vessazioni, offese, violenza e controllo fisico costante dei lavoratori" oltre ad altre anomalie.