Cronaca

Soldi o botte per mettersi in fila all'ufficio immigrazione

In due avevano creato un'organizzazione che gestiva illegalmente gli accessi agli sportelli della questura. Sono stati scoperti. Ecco come agivano

Soldi o botte: da Gennaio in qua, per chi voleva mettersi in fila all'ufficio immigrazione della questura di Prato la sorte era questa, ed è successo anche stamattina. Sì perché due cittadini di nazionalità cinese, entrambi 47enni, avrebbero dato vita a un'organizzazione che prevedeva un sistema 'saltacoda' per ottenere i permessi di protezione internazionale. Tutto dietro pagamenti fra mille e 1.500 euro.

Il 'servizio', rivolto in primis a connazionali dei due 47enni, prevedeva che loro collaboratori - ne sono stati individuati almeno 13 - si mettessero in fila per conto dei 'clienti', cacciando gli altri se necessario anche con violenza qualora non si assoggettassero a pagare la somma.

"Due cittadini egiziani - ricostruisce la procura di Prato - il 4 Gennaio 2026 sono stati picchiati, anche con l'impiego di bastoni, per estrometterli dalla fila riuscendo nell'intento". Ancora: "L'ultima aggressione si è verificata stamani in pregiudizio di un pakistano che stava tentando di inserirsi da tempo all'ufficio immigrazione".

Ma sempre stamattina la squadra mobile di Prato ha eseguito perquisizioni personale, locale e informatica con contestuale sequestro di documenti e 3.000 euro in contanti nei confronti dei presunti vertici dell'organizzazione. A darne notizia è stata la procura di Prato in una nota siglata dal procuratore Luca Tescaroli.

A causa di questo sistema, l'accesso all'ufficio immigrazione veniva del tutto falsato. Poiché gli sportelli sono aperti ogni lunedì ma solo per 10 utenti, l'attività veniva condizionata.