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Cronaca Giovedì 19 Marzo 2026 ore 10:30

Turni fino a 16 ore e paghe irrisorie nella ditta dormitorio

guardia di finanza
L'intervento della guardia di finanza

Quattro misure cautelari hanno raggiunto l'imprenditore, il figlio, la moglie e la nuora. Per gli operai ritmi di lavoro abnormi per salari miseri



PRATO — Turni di lavoro di 13 ore in media e punte fino a 16 ore, 7 giorni su 7, con salari irrisori in una ditta dormitorio: dovranno rispondere di sfruttamento del lavoro nei confronti di operai di nazionalità extracomunitaria e di intermediazione illecita le quattro persone raggiunte a Prato da altrettante misure cautelari, appartenenti alla stessa famiglia

Si tratta di un imprenditore cinese di 53 anni sottoposto ad arresti domiciliari con braccialetto elettronico, di suo figlio 29enne, della moglie 51enne e della nuora di 30 anni sottoposti invece a divieto di dimora in provincia di Prato e divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali e, di conseguenza, di esercitare imprese o uffici direttivi di persone giuridiche e imprese per 12 mesi.

Il 53enne, in particolare, è risultato titolare occulto prima di due ditte individuali intestate a prestanome, poi di una società. Tutte le attività erano ubicate nello stesso sito produttivo pratese. 

L'indagine, coordinata dalla procura di Prato, si è avvalsa del gruppo anti sfruttamento della Asl Centro, del nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza e dell'unità organizzativa della polizia locale pratese. A darne notizia è stata la stessa procura in una nota a firma del procuratore Luca Tescaroli.

L'attività investigativa ha portato a individuare anche i locali dormitorio a poche decine di metri dal sito produttivo, carenti igienicamente e con camere aggiuntive ricavate tramite pannellature.

La ditta pratese è risultata avere committenze ramificate in tutta Italia, così l'azione degli inquirenti si è rivolta sia all'imprenditore operante in Toscana sia a quanti si sono avvalsi dei vantaggi derivanti dalle sue presunte condotte illegali.


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