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Met jazz 2024, il grande jazz torna a Prato

La rassegna cittadina prevede quattro concerti al Teatro Metastasio ed al Teatro Fabbricone in programma dal 26 febbraio al 25 marzo



PRATO — Dal 26 febbraio torna a Prato il jazz di qualità con i concerti di Met Jazz 2024, in programma al Teatro Metastasio ed al Teatro Fabbricone fino a lunedì 25 marzo con la direzione artistica di Stefano Zenni

In calendario ci sono quattro appuntamenti con cadenza settimanale, due al Teatro Metastasio e due al Teatro Fabbricone.

Il 26 il sipario del Metastasio si aprirà per il primo appuntamento fissato con i Koro Almost Brass Quintet in “Round Midnight: the music of Thelonius Monk” e con Nico Gori Sextet in “Around the clarinet”.

I Koro Almost Brass Quintet formano una brass band a cui va ad aggiungersi il sax di Cristiano Arcelli, ideatore ed arrangiatore della formazione, alle prese con Thelonius Monk, musicista statunitense scomparso nel 1982, famoso per lo stile caratterizzato da una capacità di improvvisazione fuori dal comune che ha ispirato le generazioni successive di musicisti jazz.

Nico Gori non ha bisogno di presentazioni, essendo uno dei maggiori clarinettisti sulla scena europea. Protagonista sarà il clarinetto, strumento che nelle mani di Nico Gori diventa capace di spaziare magicamente dal jazz al pop, dallo swing al frenetico lindy hop, ballo swing nato ad Harlem nel primo trentennio del secolo scorso.

Lunedì 4 marzo toccherà al Teatro Fabbricone ospitare la rassegna e concedere il palco al piano solo di Alessandro Lanzoni con “Bouncing 4 Bud: centenario Bud Powell” ed a Sylvie Courvoisier con “Dowtown Piano.

Bud Powell ha rivoluzionato il pianoforte jazz riscrivendone stile, suono e tecnica.

Alessandro Lanzoni porterà a Prato la sua personale rilettura di Powell prima di lasciare la scena a Sylvie Courvoisier, che attraversando i confini dei vari generi musicali accompagnerà lo spettatore in un viaggio ricco di suggestioni.

A seguire Marc Ribot con “Dowtown Guitar” e Claudio Fasoli NeXt 4et con “Ambush”, ospiti lunedì 11 marzo del Teatro Metastasio.

Marc Ribot salirà sul palco con la sua chitarra, inconfondibile nei dischi dei Lounge Lizards o in quelli del grande Tom Wait, con il quale il chitarrista ha collaborato.

Ad esempio della loro collaborazione citiamo la poco conosciuta versione di “Bella Ciao – Goodbye Beautiful” cantata da Tom Waits, incisa nel 2018 nell’album di Marc Ribot “Songs Of Resistance 1942-2018”

La chitarra di Marc Ribot è speciale, capace di mischiare con inventiva e grande padronanza tecnica il jazz con il folklore cubano, noise e canzone.

Claudio Fasoli, sassofonista classe 1939, negli anni settanta faceva parte del famoso gruppo Perigeo.

Successivamente si è dedicato a progetti con piccoli gruppi in un ambito più propriamente jazzistico ed acustico, dove ha avuto modo di definire meglio la sua cifra compositiva, legata alla modalità complessa.

Negli anni ha calcato palcoscenici in tutto il mondo e tre anni fa ha vinto il Top Jazz 2021 con l’album “NeXt”.

Da segnalare anche un bel libro scritto nel 2017 dal sassofonista italiano, dal titolo "Inner sounds. Nell'orbita del jazz e della musica libera".

L’ultimo appuntamento della rassegna pratese è fissato ancora al teatro Metastasio lunedì 25 marzo con Danilo Blaiotta Planetariat in “La musica e l’ambiente” e con Gerardo Pepe Big Jazz Ensemble in “Orchestrando piano”.

Danilo Blaiotta proporrà uno spettacolo senza dubbio interessante, ispirato agli splendidi Arcanes di Jack Hirschmann, poeta cantore della controcultura statunitense, in un contesto in cui la voce originale del poeta si fonde con quella del canto e degli strumenti per andare a comporre un energico richiamo ai diritti umani con precisi riferimenti storici e politici.

Tutt’altra rappresentazione quella di Gerardo Pepe Big Jazz Ensemble, che utilizza una piccola orchestra jazz per testimoniare un caloroso omaggio a grandi pianisti, come Thelonius Monk, McCoy Tyner, Randy Weston, Horace Silver ed Herbie Hancock.

Allora? Convinti?

Il cartellone di Met Jazz 2024 è di gran livello ed in fondo quando parliamo di jazz viene da dare ragione al defunto Steve Lacy, uno dei più grandi interpreti del sassofono soprano:

“Possiamo dire che il jazz è un virus, un virus di libertà, che si è diffuso sulla terra, infettando tutto ciò che ha trovato sulla sua strada come il cinema, la poesia, la pittura … la vita”.

Marco Burchi
© Riproduzione riservata


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