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Cronaca Lunedì 03 Aprile 2017 ore 19:08

La lite e il punteruolo affonda nella gola

foto Carabinieri

Il marocchino accusato di aver ucciso Leonardo Lo Cascio ha dichiarato di aver agito al culmine di uno scontro per un debito di droga mai saldato



PRATO — Dieci ore di interrogatorio e la convocazione davanti al giudice per le indagini preliminari non hanno chiarito la dinamica e soprattutto le motivazioni della tragica aggressione che è costata la vita, giovedì scorso, a Leonardo Lo Cascio, 38 anni.

Abdelghani Arrami, 30 anni, marocchino, arrestato due giorni dopo all'aeroporto di Bologna mentre cercava di lasciare l'Italia, ha fornito versioni contrastanti e comunque ha negato che si sia trattato di un omicidio a scopo di rapina. 

Dopo aver parlato con i suoi avvocati, il magrebino avrebbe ammesso di aver colpito Lo Cascio con un collo di bottiglia al culmine di una violenta lite scoppiata perchè la vittima non aveva ancora saldato un vecchio debito di droga: duecento euro per un po' di cocaina. In realtà le ferite sembrano provocate più da un punteruolo o da un taglierino che da un collo di bottiglia. Sempre il nordafricano ha dichiarato che quando Lo Cascio è arrivato davanti al tribunale lui era a sedere su una panchina. La vittima gli avrebbe chiesto un'altra dose di droga pur non avendo i soldi per pagare, i due si sarebbero spostati in un'altra zona del giardino e avrebbero cominciato a litigare fino al delitto.

Oggi però il magrebino, convocato davanti al gip, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Gli inquirenti quindi dubitano della sua versione e continuano a indagare per scoprire i veri motivi alla base dell'omicidio.

Abdelghani Arrami era già conosciuto dalle forze dell'ordine. Anni fa lavorava in un'azienda tessile ma da tempo era senza fissa dimora e non aveva contatti con la famiglia di origine che abita a Prato.

Oggi è stata eseguita l'autopsia sul corpo di Lo Cascio e sono previsti ulteriori accertamenti tossicologici. Il pm ha chiesto i tabulati dei telefoni cellulari sia di Lo Cascio che del suo aggressore.


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