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Attualità Martedì 28 Luglio 2026 ore 10:20

Il mistero delle campane del Duomo nella notte

Intorno alle 2 una doppia serie di rintocchi ha svegliato gli abitanti: chi ipotizza un guasto da maltempo al timer, chi rievoca antiche vicende



PRATO — Un guasto al programmatore automatico dei rintocchi, magari dovuto al maltempo? O l'eco plastica dell'antica vicenda del tentato furto notturno della Sacra Cintola nell'allora Pieve di Santo Stefano? E' mistero sul suono delle campane del Duomo a rintocchi spiegati che l'altra notte ha svegliato gli abitanti del centro di Prato, prima alle due meno 10 e poi alle due e 5 minuti, ovvero a un quarto d'ora di distanza.

Il tempo intercorso fra le due serie di rintocchi è quello usuale che chiama i fedeli alla celebrazione della messa o che scandisce le ore. Non altrettanto solita è però l'attivazione delle campane nella notte, tanto che sulle prime c'è stato chi ha pensato all'allerta per un evento catastrofico.

Nulla di tutto ciò, e ora il giallo interroga i social. E' stato infatti su Facebook il pratese Urano Corsi a raccontare l'accaduto, avanzando ipotesi e chiedendone di altre ai suoi contatti: "Il quesito - scrive - mi ha tenuto sveglio per un po': in due occasioni, le campane del Duomo [...] questa notte hanno suonato a distesa. Una prima volta alle 1,50 e una seconda alle 2,05. Ho svegliato anche mia moglie che ha ventilato l'eventualità della morte del Papa". 

Tre le ipotesi proposte: una per fatti privati, una seconda "inverosimile ma suggestiva era che siccome nella notte fra il 27 ed il 28 di Luglio del 1312 il pusillanime Musciattino mise in atto il furto sacrilego, e il 28 Luglio si festeggia appunto la Madonna del Sacro Cingolo, qualche addetto avesse sbagliato giorno anticipando di 24 ore l'evento". La terza: un guasto al programmatore o un contatto.

Fra gli internauti la risposta più accreditata parla di un fulmine che avrebbe colpito l'impianto elettrico del Duomo di Prato durante la tempesta di domenica scorsa, provocando un malfunzionamento.

Quella notte del 1312 e Giovanni di ser Landetto

Ma cosa avvenne quella notte del 1312? Successe che il chierico Musciattino (Giovanni di ser Landetto) tentò di rubare la reliquia della Sacra Cintola, la cintura di Maria madre di Gesù, nel Duomo di Prato. 

Mentre però tentava la fuga una nebbia lo avvolse rendendolo cieco e impedendogli di allontanarsi. Il prodigio, di fatto, sventò il furto.

Leggenda vuole, ancora, che Musciattino fosse trovato ancora lì sul far del giorno e punito col taglio delle mani sulla pubblica piazza. Proprio di una delle sue mani lanciata in direzione del Duomo sarebbe l'impronta rossa ancora oggi presente sul lato della Cattedrale pratese.

Ogni anno, da allora, il 28 Luglio si festeggia il ricordo di quell'evento.

"Era la notte chiara et serena"

Ma c'è un'altra ricostruzione fornita da uno degli utenti Facebook, Piero Antonio Riccomini che ha elaborato un post tanto evocativo e suggestivo, quanto improbabile come soluzione del giallo delle campane. 

Ecco il suo testo: "Era la notte chiara et serena, e ’l vento che cala dai monti tacea del tutto. Le porte della città s’erano serrate et le lucerne spegneansi l’una appresso l’altra. Solamente le pietre bianche et verdi della Pieve di Santo Stefano risplendeano al lume della luna, custodendo nel loro grembo il prezioso tesoro della Sacra Cintola. Nessuno s’aspettava che il silenzio di quel buio venisse rotto, ché il vecchio campanaro s'era coricato già da sei ore et le cordame giacevano immobili et gravose nella torre". 

"Ecco però che, al scoccar della ora due di notte, sanza che mano umana toccasse le canapi, il campanile incominciò a dare un furioso et dolcissimo scampannio. Il priore pensò: «Che siano giunti i Pistolesi a tradimento? O è fors'anche il Giudicio Finale?» Messer lo Podestà, insieme col Priore del Capitolo et una schiera di fanti con le torce adilluminate, s’affrettò verso la porta della torre. Salirono i gradini di pietra con gran strepito di calzari, temendo di trovarvi malefici demoni o felloni".

"Giunti alla cella campanaria, le torce illuminarono un grande mistero: non v'era anima viva. Il sacrestano, accostandosi al tabernacolo della chiesa, s'avvide poi che il reliquiario della Vergine s'era illuminato d'un chiarore di gemma, quasi che la Madre di Dio volesse svegliare la città non già per sventura, ma per rammentare che il cielo sa cantare anche sanza la mano dell'huomo".

Cinque campane in Si bemolle minore

Un campanile alto 46 metri e un concerto di 5 campane in Si bemolle minore, fra le più pesanti della Toscana, tutte risalenti al XVIII secolo ma realizzate tutte sì dalla famiglia Moreni, fonditori fiorentini, però da esponenti diversi: così suona il Duomo di Prato, e così ha rintoccato anche l'altra notte.

Ci sarebbe anche un'altra campana, più piccola, detta 'Stefanina' e realizzata da Gregorio da Reggio nel 1316, che però non viene fatta quasi mai suonare proprio per via della sua veneranda età.

E' tradizione che alla vigilia delle principali solennità liturgiche si suoni il Grande Doppio, 9 minuti di scampanìo prima delle singole campane e poi in simultanea, il cosiddetto Plenum.


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