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lunedì 12 novembre 2018

Cronaca mercoledì 07 novembre 2018 ore 18:10

Uccise la moglie malata, nessuna attenuante

Lo ha deciso la Cassazione respingendo il ricorso dell'uomo di 88 anni, di Prato, che nel dicembre 2007 uccise la moglie malata di Alzheimer



ROMA — La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei anni e sei mesi di reclusione per l'uomo di 88 anni, pratese, nel dicembre 2006 uccise la moglie gravemente ammalata di Alzheimer, dopo averla accudita per molti anni.

Secondo i giudici, in attesa che il Parlamento italiani approvi una legge sull'eutanasia, "nell'attuale coscienza sociale il sentimento di compassione odi pietà è incompatibile con la condotta di soppressione della vita umana" e quindi "non può essere ritenuta di particolare valore morale la condotta di omicidio di una persona che si trovi in condizioni di grave e irreverisibile sofferenze". "Uccidere gli animali da compagnia non curabili è ritenuta una pratica di civiltà - hanno stabilito i giudici - mentre nei confronti degli esseri umani valgono i principi finalizzati alla solidarietà, alla tutela della salute e del superiore rispetto della vita umana".



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