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venerdì 12 agosto 2022

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Il tradimento

di Nicola Belcari - giovedì 04 agosto 2022 ore 10:00

Partiti e partitini nascono e muoiono come i funghi (velenosi? solo un po’ tossici da indurre un lieve malore intestinale?) e gli attori sono sempre gli stessi, senza nessuna virtù, né capacità, per un condimento appena appena diverso della stessa pietanza, per l’impressione della novità. Vogliono disgustarci? O farci divertire?

Tali comportamenti si configurano nella categoria dei “tradimenti”: se pure gretti però sono piccoli e forse anche insignificanti. Il tradimento vero, in politica, è un altro e quasi inevitabile.

Chi insegue il successo in politica e, dopo lavoro e fatiche che possono durare anni, lo raggiunge si trova a dover scegliere tra due possibilità: tradire o dimettersi. Nessuno mai si dimette: siccome fare il Celestino V ed essere tacciato in eterno di viltà non è una scelta facile, dovrà tradire. Tradire il proprio “credo”, le idee, gli ideali, gli impegni presi, i compagni di lotta, gli amici che l’hanno sostenuto, il proprio partito, la propria Nazione, la sua missione nel mondo. Non avrà il coraggio e l’onestà di confessare che non può fare ciò per cui è arrivato a ricoprire quel posto; allora si tratterà di ricorrere a sotterfugi, scuse, dilazioni, bugie, compromessi.

Un po’ sapeva che sarebbe andata a finire così, ma nella foga e passione della propaganda era come lo spasimante che non si chiede più, non chiede più a se stesso, se è sincero, se potrà mantenere le promesse, tanto brama quella donna che insidia e a cui rivolge le sue mire. Quella donna sa che quelle dichiarazioni, quelle parole non valgono: ha bisogno di crederci per cedere, vuole un alibi per sentirsi ingannata e poi far sentire in colpa il seduttore. Anche il popolo, quella parte che condivide certe idee sa che sarà difficile che le promesse siano mantenute ma non vuole rinunciare a quel piccolo potere che non potrebbe usare altrimenti. C’è un pizzico di perfidia nel farsi ingannare, nel darsi l’opportunità di trattare il politico da persona senza dignità né principi.

Solo gli ingenui, con una vita grama, lavorano, si prodigano disinteressatamente e possono brindare e festeggiare una vittoria elettorale. Di solito fanno parte di quella piramide di accoliti in attesa di un compenso, di una remunerazione grande o piccola, che sia ingente o siano le briciole, sia solo un favore o un biglietto gratis; altrimenti sono bambinoni in preda a un’ubriacatura che vale per quel giorno, per quell’ora, di una gloria per interposta persona, della gioia del tifoso.

La politica è l’arte di fare il proprio interesse sostenendo di fare quello degli altri. Non la politica in sé, nobile e virtuosa. Quella invece dei Paesi dove la corruzione dilaga, nelle epoche di degrado etico e morale, la politica da repubblica delle banane.

Non ci si riferisce a sindaci di paese o assessori di amministrazioni locali, cariche onerose e non prive di responsabilità che possono essere svolte al meglio, al peggio o così-così; né ai sommi teorici dell’arte di Governo e della cura della cosa pubblica, né agli statisti che hanno fatto la grandezza di Atene e di Roma. Ci si riferisce ai politicanti, inetti, parolai, amanti dei privilegi, capi di clientele, amici degli amici, nepotisti, ladri matricolati e ladri di polli.

Da noi poi il politico “arrivato” non perde mai. Non dà mai al popolo sovrano la misera, infima soddisfazione di “mandarlo a casa”. Persa un’elezione cambia partito, cambia nome al partito, nemmeno non perde tempo in un convento a meditare sui propri errori, è già in tv il giorno dopo. Se ha rubato, legalmente s’intende, se la sua faccia è venuta in uggia, se i suoi discorsi annoiano, non c’è modo di mandarlo a casa, è un “misirizzi”, il pupazzo che colpito si piega per tornare subito eretto.

C’è chi sostiene che in politica non esiste il tradimento, per poi anche esaltare chi ha cambiato idea perché sbagliata. Non va confusa l’autocritica sincera, la revisione delle proprie posizioni alla luce di fatti ed esperienze, la maturazione, con la spregevole arte dei voltagabbana, degli opportunisti, degli uomini per tutte le stagioni.

I traditori della Patria e del partito sono attesi dal ghiaccio dell’Antenora nel fondo dell’inferno e i peggiori dei peggiori hanno l’anima già lì imprigionata quando sempre in vita il loro corpo ancora vaga sulla terra. Il tradimento esiste eccome: lo sa bene chi l’ha subito, lo sappiamo bene tutti noi di fronte al penoso spettacolo della politica.

Nicola Belcari

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